Come utilizzare al meglio la tua nuova reflex digitale (prima parte)
Questo articolo sarà diviso in due parti, in questa prima parte tratteremo l’utilizzo del diaframma e dell’otturatore, mostrando con immagini i risultati ottenibili modificando i parametri dell’uno o dell’altro.
Buona lettura!
Hai appena acquistato la tua prima reflex digitale e non vedi l’ora di mettere alla prova la tua creatività, catturando immagini che documentino il mondo dal tuo punto di vista. Ora ti starai chiedendo: da dove devo cominciare? Come si imposta correttamente l’apertura? Cosa significa ISO? Lo sapevi che le reflex digitali sono anche denominate DSLR, ovvero Digital Single Lens Reflex? Al momento, tutto ciò che sai è che sei pronto per fare un salto di qualità e passare da una fotocamera compatta a una macchina fotografica che ti permetta di avere maggior controllo sulle immagini che ritrai.
Una reflex digitale è l’ideale per permetterti di scattare sia in modalità completamente automatica, sia di controllare manualmente quasi tutti gli elementi della creazione di un’immagine. Negli ultimi anni anche i modelli entry-level di reflex digitale hanno fatto passi da gigante dal punto di vista tecnologico, ma credo che il loro più grande vantaggio sia uno: permettere agli appassionati di fotografia di imparare i principi fondamentali di quest’arte. Queste fotocamere rappresentano quindi il punto di partenza ideale per chi vuole iniziare, anzi l’unico. In questo articolo cercherò di illustrare i principi base dell’esposizione, della composizione e del funzionamento della fotocamera, per aiutarti nel processo di auto-apprendimento. Tutte le reflex digitali moderne sono dotate di una modalità automatica, nella quale la fotocamera prende quasi tutte le decisioni importanti al posto dell’utente. Ti consiglio di usare questa modalità “assistita” all’inizio, finché non avrai preso abbastanza confidenza con la fotocamera da poter fare i necessari aggiustamenti per migliorare la qualità delle immagini catturate.
Ricorda anche che uno dei più grandi vantaggi della fotografia digitale è che gli errori non costano nulla, o quasi. Non è necessario infatti spendere denaro per sviluppare le immagini, dato che su una fotocamera digitale puoi verificare quasi immediatamente gli effetti di ogni cambio di impostazioni. Per questo motivo le fotocamere digitali sono ottime per imparare: scattare 36 immagini diverse, ognuna con una diversa impostazione di apertura, velocità dell’otturatore o bilanciamento del bianco non ti costerà nulla. Perciò, prova e riprova!
La corretta esposizione per uno scatto è determinata da tre fattori principali, detti anche “il triangolo”: l’apertura, la velocità dell’otturatore e la sensibilità ISO. Questi fattori sono collegati tra di loro e, se calibrati correttamente, permettono alla giusta quantità di luce di entrare nella fotocamera in modo che le foto non risultino sovraesposte. La sovraesposizione si ha quando troppa luce raggiunge il sensore della fotocamera, producendo uno scatto troppo chiaro o addirittura completamente bianco, mentre in caso di sottoesposizione le foto ottenute risultano troppo scure per poter distinguere facilmente i soggetti.
Apertura
Iniziamo dall’apertura. In fotografia, corrisponde all’apertura circolare dell’obiettivo, che permette alla luce di entrare e colpire la pellicola o il sensore digitale. Le impostazioni dell’apertura sono rappresentate da valori preceduti dalla lettera f, come f/2.8, f/8, f/22 eccetera. Più basso è questo valore, maggiore sarà l’apertura dell’obiettivo. Passando da f/2 a f/2.8, f/4, f/5.6 e f/8 diminuiamo l’apertura: a ogni stop o f, la quantità di luce che attraverserà l’obiettivo sarà la metà rispetto all’impostazione precedente.
|
|
|
|
|
F/1.4 |
F/2 |
F/4 |
Ogni rullino o sensore calibrato in maniera equivalente reagirà nello stesso modo alla quantità di luce che vi si proietta sopra. Il trucco è capire quanta luce serve per ottenere un’esposizione adeguata. Se c’è molto sole, dovrai limitare la quantità di luce per evitare una sovraesposizione delle immagini. Per fare questo, devi ridurre l’apertura. Al contrario, se l’ambiente in cui ti trovi è scarsamente illuminato, dovrai aumentare l’apertura per permettere a più luce di entrare. È importante tenere in considerazione che quella che per l’occhio umano può sembrare un’illuminazione sufficiente, non sempre lo è anche per la fotocamera. Anche se nel tuo salotto di sera sei in grado di vedere bene gli oggetti con le luci accese, non è detto che vi sia abbastanza luce per garantire una corretta esposizione.
Aumentare o diminuire l’apertura ha un altro effetto sulla qualità delle tue foto, che discuteremo più in dettaglio tra poco; per ora ti basti sapere che, aumentando di molto l’apertura sarai in grado di mettere a fuoco solo il soggetto e poco altro. In questo caso si parla di “profondità di campo ridotta”. Al contrario, con un’apertura ridotta potrai mettere a fuoco un’area più ampia, qundi il soggetto e altre cose intorno a esso. Facciamo un esempio: immagina di osservare una serie di barattoli messi in fila davanti a te. Con un’apertura ridotta (un valore f/ alto), tutti i barattoli dovrebbero essere a fuoco, dal più lontano al più vicino. Con un’apertura maggiore (per esempio, f/1.4), se metti a fuoco il barattolo più vicino a te, gli altri saranno leggermente e gradualmente sempre più sfuocati. Nessuno di questi due approcci è necessariamente il migliore: dipende tutto dall’effetto che desideri ottenere. Le immagini che contengono un soggetto perfettamente a fuoco su uno sfondo sfumato e leggermente sfuocato, apprezzate da molti, si chiamano anche “bokeh”, termine che deriva dal giapponese e significa “foschia”. Il risultato finale di questa tecnica dipende molto dal design ottico dell’obiettivo e dal numero di lamelle di metallo che determinano il grado di rotondità del diaframma dell’obiettivo.
|
|
|
|
|
F/1.4 |
F/2 |
F/4 |
Ma torniamo a parlare di come la luce entra nella fotocamera. Abbiamo visto come un’apertura più o meno elevata lasci entrare più o meno luce, ma sta al fotografo (o alla fotocamera, se è in modalità automatica) stabilire la corretta quantità di luce per fotografare un soggetto. Spesso questo si può capire semplicemente scattando, verificando il risultato, e ritentando fino a quando non si raggiunge il risultato voluto. Esistono anche strumenti che permettono di stabilire quale sia l’esposizione corretta. La maggior parte delle fotocamere moderne, come senza dubbio anche la tua nuova reflex digitale, sono dotate di un esposimetro che indica qual è la corretta quantità di luce necessaria. Una volta i fotografi utilizzavano esposimetri portatili, dispositivi che sono ancora impiegati da chi ha necessità di misurare la luce in maniera molto precisa. Esistono diversi tipi di esposimetro, a seconda delle funzioni che incorporano o del tipo di misurazione da eseguire: possono infatti misurare la luce che viene riflessa dal soggetto o più in generale la luce ambientale di un luogo. Questa misurazione può essere usata per regolare l’apertura della fotocamera. In ogni caso, che lo si faccia per esperienza, per mezzo di un esposimetro, con la funzione automatica di calcolo dell’esposizione della fotocamera o andando per tentativi, sapere quanta luce è necessaria alla fotocamera e regolare l’apertura di conseguenza è fondamentale.
Velocità dell’otturatore
Passiamo a esaminare il secondo dei tre fattori che determinano l’esposizione: la velocità dell’otturatore. L’otturatore di una fotocamera non è altro che un dispositivo che si chiude e si apre. Con l’apertura impostata su un determinato valore, premendo il pulsante di scatto della fotocamera l’otturatore si apre e si chiude, permettendo alla luce di colpire il sensore (o la pellicola) per un tempo prestabilito. L’intervallo di tempo durante il quale l’otturatore rimane aperto è denominato “velocità dell’otturatore”. Normalmente la velocità dell’otturatore è piuttosto alta: anche se la differenza tra 1/1000 di secondo e 1/30 di secondo può sembrare impercettibile, è determinante in termini di quanta luce arriva al sensore della fotocamera e può portare a una sovra- o sottoesposizione dell’immagine, con gli oggetti in movimento che risultano sfuocati. La maggior parte delle reflex digitali in commercio offre una velocità dell’otturatore che va da 1/4000 di secondo a 30 secondi, mentre su alcuni modelli si arriva a 1/8000. Molte fotocamere inoltre permettono di tenere l’otturatore aperto a piacimento: tale tecnica è detta anche esposizione “bulb”.
Prima di esaminare gli effetti delle velocità dell’otturatore basse o alte, ricordiamo che l’apertura e la velocità dell’otturatore sono parametri correlati. In caso di apertura elevata, che permette a una grande quantità di luce di raggiungere il sensore della fotocamera, la velocità dell’otturatore dovrà essere regolata di conseguenza. Per esempio, per scattare foto durante una giornata soleggiata con apertura elevata è necessario impostare una velocità dell’otturatore anch’essa elevata, per evitare che troppa luce entri nella fotocamera e causi una sovraesposizione dell’immagine. Al contrario, se è buio e c’è bisogno di quanta più luce possibile, si deve impostare un’apertura elevata in combinazione con una velocità lenta dell’otturatore, per dare alla luce più tempo per entrare. La velocità dell’otturatore, tuttavia, ha dei pro e dei contro.
Se si imposta una velocità lenta dell’otturatore, tra 1/30 di secondo e pochi secondi, da un lato si consente una buona esposizione del sensore alla luce che arriva dall’esterno, ma dall’altro il sensore ha il tempo di rilevare il movimento del soggetto, o delle mani del fotografo. L’immagine ottenuta in questo caso sarà mossa, un effetto che nella maggior parte dei casi è indesiderato. È quindi necessario trovare una combinazione di apertura e velocità dell’otturatore che permetta alla giusta quantità di luce di arrivare al sensore della fotocamera, senza che passi troppo tempo e che l’esposizione venga rovinata a causa del tremolio delle mani. Soprattutto quando si lavora in ambienti chiusi o con scarsa illuminazione, trovare il giusto equilibrio può essere piuttosto difficile. Fortunatamente è possibile compensare questi fattori con alcuni stratagemmi. Si può usare un treppiede o un telecomando, in modo che la fotocamera rimanga ferma, oppure impostare un valore ISO alto. Se hai comprato una fotocamera e obiettivo nuovi, è molto probabile che uno dei due dispositivi sia dotato di un sistema di stabilizzazione delle immagini ottico o digitale, che permette di contrastare le vibrazioni della fotocamera. Questo sistema è molto utile, ma è meglio non farvi troppo affidamento. Ovviamente, se lo ritieni appropriato, puoi anche illuminare meglio la scena con un flash o un’altra fonte luminosa, ma spesso questo altera completamente l’aspetto dell’immagine finale.
![]() |
![]() |
| Velocità dell’otturatore alta | Velocità dell’otturatore bassa |
Ricorda anche che gli effetti della velocità dell’otturatore bassa sono spesso molto belli. Sono utilizzati con grande effetto in foto che ritraggono l’acqua che scorre sul letto di un ruscello, le lunghe scie dei fanalini di coda delle auto nel buio, o i fiumi di persone che attraversano una stazione ferroviaria. Ricorda però che, mentre ritrarre un’immagine mossa può esprimere il senso del movimento, l’effetto mosso causato dalle vibrazioni della fotocamera non è altrettanto attraente. Poco fa ho detto che 1/30 di secondo è una velocità dell’otturatore lenta: questo è un principio di base che ritengo valido nella maggior parte dei casi. Con la velocità dell’otturatore a 1/30, o a volte anche inferiore, riesco a rimanere abbastanza fermo da scattare un’immagine senza problemi, ma altre persone possono aver bisogno di impostarla ad almeno 1/60 per evitare l’effetto mosso, rischio sempre più consistente con l’aumentare della lunghezza focale dell’obiettivo.
Non esiste una risposta semplice a questo problema, che può essere determinato sia dalla fermezza della mano del fotografo che dalla lunghezza focale e qualità dell’obiettivo usato, l’impostazione ISO scelta e il tipo di immagine o di effetto che si vuole ottenere. Un trucco spesso utilizzato consiste nell’impostare la velocità dell’otturatore in modo che sia uguale o superiore a 1/la lunghezza focale dell’obiettivo. Per ottenere immagini nitide, se si usa per esempio un obiettivo da 60mm la velocità dell’otturatore più bassa sarà 1/60 di secondo. Se invece si usa un obiettivo da 250mm, senza treppiede, la velocità dell’otturatore più bassa consigliabile è 1/250 di secondo, e così via. Questa regola di massima si applica a fotocamere con sensore full-frame. Su una reflex digitale con sensore APS-C o altri formati ridotti sarà necessario aumentare la velocità dell’otturatore in base al crop factor del sensore.
Un altro effetto interessante che si può ottenere con una bassa velocità dell’otturatore è il senso di velocità dato da un soggetto a fuoco su uno sfondo mosso. Questo risultato si può ottenere impostando la velocità dell’otturatore a 1/15 di secondo, per esempio, e utilizzando la tecnica del panning. Se si vuole ritrarre una imbarcazione che passa velocemente lungo un fiume, si può iniziare a seguirne il movimento con il mirino della fotocamera prima che raggiunga lo sfondo desiderato, scattare quando lo raggiunge e continuare a seguire il soggetto mentre esce dall’inquadratura. La bassa velocità dell’otturatore combinata con il movimento di panning dovrebbe produrre un’immagine con sfondo mosso e (se il fotografo ha una mano ferma o, ancor meglio, un buon treppiede) soggetto a fuoco e nitido. Ovviamente questa tecnica non è una scienza esatta: sarà necessario fare più tentativi regolando di volta in volta la velocità dell’otturatore o cercando di tenere in mano la fotocamera più saldamente, infine è fondamentale il controllo della respirazione. In casi di rischio mosso infatti i migliori fotografi raccomandano di espirare scattando con i polmoni vuoti (provare per credere!).

Con velocità dell’otturatore elevate è possibile creare immagini dal forte impatto, che catturano un istante fermando il tempo proprio al momento giusto, specialmente se si fotografano eventi sportivi o animali selvatici. Se combinata con un’apertura elevata, un’alta velocità dell’otturatore permetterà invece di ottenere bellissimi primi piani e ritratti. Come ho detto poco fa, un’apertura elevata crea una profondità di campo ridotta, con il soggetto in primo piano molto nitido e lo sfondo sfuocato. Immaginiamo di voler scattare un ritratto in primo piano in cui vogliamo che gli occhi del soggetto siano estremamente nitidi e il resto dell’immagine gradualmente sfocata. Se si scatta all’aperto in piena luce o in uno studio con luci artificiali, un’apertura elevata lascerà entrare troppa luce. Impostando una velocità dell’otturatore più alta, invece, si potrà sfruttare al meglio l’elevata apertura evitando che troppa luce sovraesponga lo scatto ma ottenendo comunque l’effetto di una ridotta profondità di campo.
Nella seconda parte, tratteremo il terzo fattore del triangolo della fotografia, l’ISO assieme al bilanciamento del bianco e la messa a fuoco.
A presto!









